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Marco Lai, designer di Hell’s Kitchen, anche su Milanoincontemporanea

2 giugno 2010

Vi ricordate di Hell’s Kitchen, il brand di borse e accessori ecosostenibili?

Ve ne abbiamo parlato qualche tempo fa a proposito delle Kitchen’s Bags, della “cucina infernale” di HK e della partecipazione del marchio al Fuorisalone 2010 con tanto di promozione “Cook Your Bag”.

Ciò che non vi avevamo raccontato, però, è che in quell’occasione abbiamo colto l’invito del designer Marco Lai, ideatore e promotore del brand, e lo abbiamo incontrato fuori dal suo “camper da alchimista” appositamente allestito nei quartieri della Settimana del Design per il suo Primo Street Trunk Show.

Ci siamo fatti raccontare un po’ della sua storia e quella di Hell’s Kitchen, partendo dalla domanda più ovvia, ovvero:

Quando è iniziata l’avventura di HK?

Ci sono stati quattro-cinque anni di studio del progetto e due anni fa siamo entrati sul mercato, era intorno al settembre del 2007.

La prima vendita nel marzo del 2008, ce la ricordiamo ancora!

Da dove è nata l’idea di reimpiegare gli pneumatici per farne degli accessori fashion?

Io sono uno stilista da 14 anni, o per meglio dire, uno sperimentatore.

La mia prima linea come designer riguardava la maglieria, ho infatti collaborato con brand della moda come La Perla, Alessandrini. Grazie a queste prime creazioni ho potuto sperimentare diversi materiali e sono arrivato a provare ad utilizzare la camera d’aria.

All’inizio l’idea era quella di progettare accessori.

Cioè?

Creare un casco è stato l’oggetto che ha spinto HK a fare ricerca sull’equalizzazione della camera d’aria (il cosiddetto assottigliamento).

Ho quindi iniziato a studiare e a sperimentare alcune tecniche di lavorazione per trovare quel know how che mi consentisse di sfruttare la camera d’aria uniformandola nella resa, nonostante all’inizio il processo fosse solo artigianale.

Le borse che oggi nascono da HK, com’è ovvio, hanno tutte le camera d’aria uguali per peso e dimensioni , ma all’inizio è stato difficile riuscire a trovare il giusto accostamento tra questo materiale di scarto e un ipotetico accessorio fashion.

Così è nata la collezione Bags e solo dopo un anno è venuta la linea HK bike col casco: l’idea è arrivata semplicemente adattando il materiale a quelli che sono diventati i protagonisti delle prime linee, appunto le borse, il casco, l’agenda.

L’agenda, ad esempio, ricorda nella forma quella di un altro celebre brand: in che cosa HK si differenzia dai suoi competitors?

Se pensa che ci possono essere molti competitors, come Freintag per le borse e Moleskine per le agende … dovevamo proprio differenziarci. Per questo abbiamo puntato sul concept della moda ecologica e divertente.

Sono queste le parole chiave di HK?

Negli ultimi tempi rivive il concetto del made in Italy, ed è questo uno dei valori trainanti del nostro brand, insieme a design, riciclo e costumizzazione.

Ogni cliente vuole avere un capo del tutto ideale per sé, unico, che nessuno può avere e che lo rappresenta.

Ovvero?

Come dicevo, la nostra prima linea è stata quella del casco, la cui realizzazione è stata resa ancora più difficile, oltre che per la lavorazione della materia prima, soprattutto per la questione dell’omologazione per lo sfregamento sull’asfalto.

Da allora le linee sono diventate tre, casco, agenda, e borse: tutte nate per rafforzare il marchio.

La prima uscita è stata proprio nel marzo del 2008, e qui torniamo alla prima vendita.

Ma le idee sono ancora molte. Lo dimostra anche la mia sedia completamente realizzata in materiale di riciclo e con le immancabili camera d’aria.

Oltre all’Italia, in quali Paesi esteri possiamo trovare gli accessori HK e dove vorreste arrivare?

Le nostre camere d’aria hanno varcato la frontiera, sono arrivati con successo in Germania per spingersi fino al Giappone. Ma ci tengo a sottolineare che siamo soprattutto in Italia. A Milano, ad esempio, siamo al Museo della Scienza e della Tecnica e abbiamo alcuni corner sparsi per la città.

Mentre ad oggi stiamo puntando su Scandinavia, Francia, Benelux, Tokyo e poi Giappone e Germania.

La camera d’aria! Ci può spiegare il suo impiego dei materiali?

La materia prima è appunto la camera d’aria, insieme ai materiali riciclati. La tecnica l’ho poi affinata nel tempo.

E le fasi da cui nasce una borsa Hell’s Kitchen?

Innanzitutto la camera d’aria viene tagliata e sezionata. Poi c’è la progettazione e il disegno, che viene riportato sopra ogni parte della futura borsa.

Vengono quindi recuperate e acquistate le cinture di sicurezza dallo sfasciacarrozze. Segue la fase del lavaggio, per il quale usiamo un prodotto ecologico a base di acqua all’interno di una macchina di nostra progettazione, e quindi l’asciugatura.

Dicevamo poi che tutti gli pneumatici devono avere lo stesso spessore. Ecco quindi che interviene la fase di assottigliamento di tutte le camere d’aria e poi il taglio, o a mano o per fustellatura, ovvero tramite una pressa che si chiama “fustella”.

In seguito, è il turno dei cartamodelli, che sono utili a creare e comporre le molteplici parti della borsa .

Dulcis in fundo, avviene la selezione delle varie T-shirt e camicie provenienti soprattutto dal mercato americano: trovo ottimi i loro cotoni e l’originalità delle stampe.

Infine, assemblaggio e packaging . Anche questo questo aspetto è molto importante: tutto viene servito in una scatola della pizza riciclata al 100%.

Originale come il nome e i nomi dei vostri originali prodotti…

Sì, il nome viene da un quartiere degli artisti di New York oggi di gran moda, tempio di designer e creativi. Ma abbiamo voluto fare di più: le nostre borse si chiamano Spaghetti, Maccheroni, Paccheri, Ravioli, come i più amati piatti italiani. E’ per questo che li serviamo in un packaging come il cartone da pizza: sopra di esso trovate la scritta: ENJOY YOUR MEAL! Abusare per cautela.

Ultima domanda: qual è il vostro accessorio di cui andate più fieri?

Uno dei nostri ultimi successi, ad esempio, è stato riuscire a riabilitare i materiali di scarto attraverso la collaborazione con la linea Biotherm (di L’Oreal ) e HK per la cosmesi. L’idea, uscita sul mercato lo scorso Natale , nasce dalla garanzia che HK fa dei propri materiali riciclati; siamo infatti riusciti a creare la pochette firmata e prodotta da HK con all’interno i prodotti Biotherm da uomo, e quindi ad accostare qualcosa che si associa all’idea dello sporco, con il profumo e la cura del corpo di L’Oreal.

Un bel risultato!
Profumi, moda, ecologia e design originale. Volete sapere di più dello stregone Marco Lai?

Vi invitiamo a seguire il brand al link e a conoscerne l’originalità attraverso questo simpatico video.

Paola Perfetti
Viviana Bartoccetti

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