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Surfing Design in Brazil con Enrico Salis e il desart

31 gennaio 2010

23 anni, una passione per il mare (fa surf) e una tratta, Milano – Belo Horizonte per conquistare il suo posto nel mondo del design.

Enrico Salis è l’autore di progetti affascinanti pensati per Milano e trasportati con la loro contemporanea creatività nella naturalezza del Brasile.

Vi consiglio di dare un’occhiata al  workshop su Design Privè by Wyborowa Exquisite realizzato con i colleghi di Facoltà Diana Rizzoli, Roberta Rossi, Francesco Scartozzi (nella gallery).

Progetti di interni pensati mantenendo intatta l’armonia delle forme e le origini del concetto di design.

Giovane, contemporaneo, milanese nel mondo con già alcune esposizioni nel suo curriculum: non poteva sfuggirci.

La varietà delle onde del mare e la precisione delle linee di una squadra: come nascono e riesci a coniugare queste passioni?

Contrariamente a una linea perfetta la varietà delle onde dell’oceano è pressoché infinita. Ma proprio come una combinazione di linee può dare vita a un disegno infinito, anche conoscendo l’oceano s’impara a vederne il suo respiro regolare. Allo stesso modo penso che nella mia vita ci sia bisogno della regolarità di una linea come del momento perfetto che riesco a vivere cavalcando un’onda. Se la linea è regolare come il disegno di un progetto funzionale, un’onda è il pezzo unico, è l’emozione del progetto artistico. Nel mio lavoro cerco sempre di far convivere il design con un punto di vista contemporaneo, una componente concettuale che susciti una reazione. Se il surfista gioca con le onde per emozionarsi, il designer progetta per emozionare. Ed in fondo mi sento un po’ così, un “desartista”. Con i piedi per terra e la testa tra le nuvole.

Il progetto a cui hai partecipato con maggiore entusiasmo e perchè?
“La prigione liberata” è stato il mio progetto di laurea, il primo lavoro in cui ho cominciato ad esplorare quel mondo complesso a cavallo tra arte e design, passando dall’installazione luminosa all’uso dei monitor e delle proiezioni, l’impiego di lampade fluorescenti o a luce di wood per creare spazi emozionanti e ricchi di poesia. Tuttavia sono molto legato al mio primo lavoro freelance che ho sviluppato qui in Brasile in collaborazione con due artisti di Belo Horizonte, Marcos Palmeiras e Isabela Goulart. Insieme abbiamo pensato ad un percorso espositivo per il Ministero della Giustizia di Belo Horizonte sulla storia del lavoro in Brasile. Un lavoro faticoso ma gratificante.

Il progetto impossibile?
La mia casa.

Perchè il Brasile?
In collaborazione con il Politecnico di Milano ho ottenuto la possibilità di svolgere un periodo di lavoro all’estero tramite un’associazione internazionale chiamata IAESTE. Tra le destinazioni disponibili per i designer di interni c’era Belo Horizonte, la capitale dello stato del Minas Gerais, una metropoli di 5 milioni di abitanti che oggi è il mio rifugio felice.

Credi ci siano più opportunità di formazione post lauream in Brasile che in Italia? Quali sono le differenze? Meglio o peggio?

Le opportunità in Brasile sono immense, è un paese molto ricco che non ha risentito quasi per niente della crisi economica e che attualmente vive un vero boom architettonico. Nonostante siano persistenti enormi problemi per quanto riguarda la povertà, la corruzione, il traffico di droga e le infrastrutture carenti, è un paese che guarda al futuro con ottimismo, che esprime punte di eccellenza tanto nell’arte quanto nel design, nella moda e nella letteratura. Purtroppo nonostante l’enorme patrimonio culturale e l’infinita serie di suggestioni che profondamente mi colpiscono ogni giorno, i comuni professionisti del progetto sono reticenti nell’esprimere un punto di vista personale, nello sviluppare idee innovative e troppo spesso si danno all’importazione ignorante di uno stile visto altrove. Tuttavia la facilità con cui un neolaureato come me viene considerato un professionista competente lascia davvero a bocca aperta. Penso infatti che solo avendo delle responsabilità un giovane appena laureato, sia messo in condizione di crescere e migliorare.

Perchè allora tornare in Italia?
Ci sono due motivi. Il primo è perchè il mio visto scade e non è prorogabile. Il secondo è che il fermento culturale che esprime Milano grazie ai suoi studi di progettazione, le sue mostre, le sue esposizioni è un patrimonio di livello internazionale che noi milanesi a volte dimentichiamo.

Che fare se non c’è lavoro e gli studi non assumono?
La nostra risposta è “do it yourself”. Con Teresa Marra, Matteo Chemel e altri designer stiamo dando vita ad uno studio di progettazione pensato tra Italia e Brasile per sviluppare progetti di “desart”: prodotti e spazi funzionali dalla forte componente artistica, concettuale e contemporanea.  Uno studio di cui ci auguriamo sentirete presto parlare. Noi, di sicuro, ci divertiremo.

www.enricosalis.altervista.org
www.behance.net/enricosalis
http://www.bedesart.it/

Paola P.

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