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Milano e i suoi bunker

13 gennaio 2010

Spulciando nel web, oggi, mi sono imbattuta in un articolo de La Repubblica dal titolo “Come eravamo sotto le bombe“.

Leggo, scorro le immagini, e vengo a scoprire che sotto  Milano esistono oltre 15mila bunker, rifugi antiaerei nascosti sotto cortili, palazzi costruiti durante la Seconda Guerra Mondiale: un patrimonio di ieri che sta scomparendo nella manìa del costruire di oggi.

Di seguito voglio indicarvi le vie e le zone: non si possono ancora esplorare, ma magari  si trovano vicino a dove abitate e una sbirciatina da fuori potete anche darla – ma io non vi ho detto niente.

Mentre alla Pinacoteca di Brera continuano i festeggiamenti per i suoi 200 anni e la mostra “Brera e la guerra” organizzata in collaborazione con il Touring Club Italiano (per informazioni:  02/8526820), la Scam, l’associazione Speleologia cavità artificiali Milano, viene allo scoperto e diffonde qualcosa del suo incredibile lavoro.

Dagli anni Ottanta, gli speleologi della Scam hanno esplorato e catalogato i sotterranei e i più rari rifugi di superficie della città. Sono cantine puntellate, bunker con porte antiscoppio, e sui muri (in fondo vi ho riservato qualche immagine) ci sono persino le segnalazioni di divieto di fumo e le indicazioni sui muri, pezzi di giornale lasciati di fretta e casse di bottiglie.

Tra i bunker:

via Ripamonti – R stava per ricovero nel bunker

via Tirso – qui US indicava l’uscita di via sicurezza

sotto la fontana di piazza Grandi – un bunker in cui resti di un tempo lottano contro l’incuria e il tempo. Ci sono arredi interni come panche, lavandini, impianti elettrici

via Adriano – gli operai della Magneti Marelli cercavano qui riparo nel 1943, un rifugio unico, una torre di cemento armato di 35 metri dove rimangono i simboli dell’infermeria, appendiabiti e manovelle per l’impianto di depurazione dell’aria dove oltre 400 persone si sedevano fin sui gradini della cisterna d’acqua.

Oggi è solo, affollato dai ponteggi delle nuove costruzioni, dimenticato come i sotterranei dell’istituto Moreschi di via San Michele del Carso (era destinato agli studenti e ai cittadini della zona con 400 posti in tutto) e il rifugio più storico, nel giardino di Palazzo Isimbardi.

Difficile salvare da vandali e dall’edera la cosiddetta Torre delle Sirene: era destinata al prefetto, alla sua famiglia e allo staff, ma ospitò anche Mussolini nell’aprile del 1945, alla vigilia della fuga a Dongo.

Un museo della storia contemporanea della nostra città che calpestiamo, nel vero senso della parola, dimenticando vite, persone, una città intera che è riuscita a respirare e a tornare a vivere.

Speriamo solo che lo Scam riesca nel tentativo di divulgare questa realtà nelle scuole e ad intraprendere un progetto col quale far rivivere questi luoghi in cui, per chi ha natali milanesi da qualche generazione, c’è anche un po’ di noi.

Immagini da LaRepubblica.it


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